La testimonianza della psicologa Nour Z. Jarada. Pubblicata su Libération il 23 luglio 2025 Oggi condividiamo con voi il dodicesimo episodio del diario di Nour, la psicologa che vive a Gaza lavorando come responsabile dei servizi di salute mentale per Medici del Mondo. Grazie, Nour.
“Come fai ad andare avanti? Come continui ad aiutare gli altri quando anche tu stai soffrendo? Ti è mai capitato di crollare? Riesci ad andare avanti?” Queste sono le domande che mi sento ripetere più e più volte, da giornalisti, amici, colleghi all’estero, persino da sconosciuti online. E onestamente, le pongo anche a me stessa. Da oltre 21 mesi vivo una guerra incessante a Gaza. Sono una professionista della salute mentale; ma qui, questo titolo è tutt’altro che sufficiente. A Gaza, non ci è concesso il privilegio di essere solo una cosa. Sono una terapeuta, sì. Ma sono anche una donna che affronta una perdita. Sono una madre che cerca di proteggere i suoi figli. Sono una figlia in lutto per i propri cari. Sono un’operatrice sanitaria stanca della guerra, un’anima spezzata che porta il peso degli altri. Sono testimone di crimini indicibili. Sono una che si prende cura dei feriti, pur portando le mie ferite. Sono tutti questi ruoli contemporaneamente, inseparabilmente intrecciati. Guarisco, mi rompo, sostengo, crollo a pezzi.
La cultura fascista influenza anche le scienze psicologiche, le quali, a loro volta, alimentano e sostengono una certa atmosfera autoritaria. Chiara Volpato ricostruisce il dibattito italiano tra psicologia e razza durante il periodo fascista. La ricercatrice riporta alla luce la “race psychology” italiana, una psicologia razziale rimossa dalla memoria collettiva. Negli anni ‘30 e ‘40 del Novecento una serie di studiosi cercarono di declinare il Manifesto degli scienziati razzisti in ambito psicologico. Il professore degli atenei di Bologna e Modena, Mario Canella, tenne in quegli anni il corso di Biologia delle razze umane, fu redattore della Rivista di Psicologia e scrisse il libro Principi di psicologia razziale. Canella attribuiva ai tratti psichici un ruolo fondamentale nella costruzione della gerarchia razziale, intesa come una “razza mentale”.
La notte del 24 settembre 2024, nella zona della movida milanese, una moto non si ferma all’alt di una pattuglia. Fares Bouzidi, 22 anni, è alla guida, seduto dietro di lui c’è Rami Elgamal, 19 anni. I carabinieri li inseguono per 8 chilometri a sirene spiegate. Nelle registrazioni si sentono i commenti dei militari: “Vaffanculo! Non è caduto!”. Poi, riescono a farli schiantare contro un semaforo, Ramy muore sul colpo. Una volta data la notizia dell’abbattimento, arriva la risposta, glaciale, di un collega: “Bene”. Dopo la caccia all’uomo, sembra di trovarsi di fronte a un’esecuzione. La crudeltà della vicenda ci porta a interrogarci sulle origini di tale cattiveria: quali sono le radici del male? Gli uomini seduti nella volante dei carabinieri sono degli squilibrati, dei sociopatici, delle persone malate? Siamo abituatə a pensare che questa violenza sia frutto di qualcosa di malato, di deviato. Abbiamo bisogno di credere che non possa essere qualcosa di “normale”: chi esercita questo tipo di violenza deve essere per forza malato. O deve aver subito un trauma che a sua volta ripete, in uno schema patologico. L’esperienza delle istituzioni totali è l’esempio chiaro di questo modo di pensare: dividere il mondo in sani e malati, buone e cattive. Sia la psichiatria che la psicologia clinica e la psicoanalisi hanno spesso supportato, nella teoria e nella pratica, una visione del mondo che mette l’Io, l’individuo al centro della società, e quindi responsabile di tutti i mali, come l’ unico fautore del proprio destino.
La Salute, definita dalla Carta Costituzionale dell’OMS come: “Una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità” è un diritto sancito dalla nostra Costituzione.
La conversazione intorno alla Salute Mentale non può prescindere da una presa di coscienza su tutti gli spazi attraversati dalle persone, sui contesti politici e sociali ampi, sui sistemi economici, sulle città, le famiglie, l’istruzione e, naturalmente, la sanità.
Essa è un fatto di pubblico interesse, dunque la conversazione non può prescindere dalla politica.
La sanità pubblica si assume la responsabilità di ricucire gli strappi, guarda alle ferite, alle cadute e alle malattie e vi pone rimedio, idealmente inquadrando la persona all’interno di un contesto, idealmente dialogando con le altre forze costruttrici di benessere, idealmente operando, oltre che nel campo della sofferenza, anche in quello della prevenzione, nonché in quello della salvaguardia. Collabora con le altre istituzioni al superamento degli ostacoli che impediscono il “pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Pubblichiamo la trascrizione tradotta dell’incontro Sumud: Cura e Resistenza organizzato da Forlí Cittá Aperta e il Collettivo Studentesco per la Palestina Forlí il 18 marzo 2025 presso l’Universita di Bologna.
Recentemente ha scritto del concetto di solastalgia, un termine conosciuto in Occidente nell’ambito della salute mentale e della psicologia ambientale. Tuttavia, lei lo applica alla distruzione della terra in Palestina. Perché la terra è così importante per la salute mentale del popolo palestinese?
Il termine solastalgia da solo non basta a racchiudere la complessità della condizione esistenziale e psicologica vissuta dal popolo palestinese nella propria terra. Piuttosto, può essere inteso come un punto di partenza, un’estensione concettuale che comprende solo una parte di una realtà ben più articolata.
Il popolo palestinese subisce un trauma profondo e continuo: non solo quello provocato dalla violenza fisica diretta, ma anche quello inflitto dalla deumanizzazione sistemica e dalla diffusione di rappresentazioni negative e stereotipi culturali. A questo si aggiunge un dolore meno visibile ma altrettanto lacerante: l’ulteriore dolore legato alla distruzione e alla privazione del legame con la terra. Le popolazioni native comprendono questo dolore in modo particolare, perché vivono una relazione simbiotica con il territorio.
Dal 23 al 25 maggio 2025 torna Contatto, il Festival della Brigata Basaglia, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno ci ritroveremo dal 23 al 25 maggio a Pavia e a ospitarci sarà RadioAut per tre giornate di laboratori, discussioni, incontri, arte, musica, lotta. In più, due serate in Cascina Torchiera a Milano il 22 e il 26 maggio.
Non vediamo l’ora di vederci!
Un sentito ringraziamento per la splendida locandina, opera della talentuosissima @maddi_artpilot
Radio Aut è in via Faruffini 4, Pavia. – INGRESSO CON TESSERA ARCI. Cascina Torchiera è in Piazzale del Cimitero Maggiore, Milano.
PROGRAMMA
GIOVEDÌ 22 MAGGIO — presso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano
19.00 – Voci della resistenza da Abya Yala.Popoli originari dell’America Latina in lotta per l’autodeterminazione comunitaria e contro gli Stati colonialicon Graciela Painelaf, Wallmapu, Lawentuchefe del lof Nahuelpan, guaritrice tradizionale Mapuche con conoscenze sulle piante e su altre forze ed energie della natura che aiutano a ripristinare l’equilibrio perduto; Heriberto Paredes, giornalista indipendente che accompagna la comunità di Santa María Ostula, situata nello stato messicano di Michoacán; Red Internacional en defensa del Pueblo Mapuche.
VENERDI’ 23 MAGGIO — presso RadioAut, Pavia
17.00 – Introduzione al festival
17.30-19.00 – TAVOLO: Pavia fa malissimo, cronache di una città che muore e di chi lotta per tenerla in vita con ARCI Radio Aut, Collettivo Thawra, Polisportiva Popolare Pavese, Associazione Karama,
19.00-20.00 – Presentazione della mostra fotografica Una Mattina a Jenin di Alessia Galli e Michela Chimenti
19.30-21.30 – Proiezione del docufilm Corpi Docili(‘56) prodotto all’interno del laboratorio teatrale Uomini Senza Barriere nella Casa circondariale Torre del Gallo di Pavia. A seguire dibattito aperto con Stefania Grossi, curatrice del laboratorio.
19.00-22.00 Cena popolare
21.30- 00.00 – TECHNOLINEA CHIAMA (deneb B2B Giacomo Bellezza) – djset Hypnotic & Deep Techno
SABATO 24 MAGGIO — presso RadioAut, Pavia
10.00 – Colazione consapevole
11.00-12.30 – TAVOLO: Gli ambulatori popolari: pratiche di cura dal basso per una salute collettiva con Ambulatorio Popolare Roma Est, Villa Medusa Casa del Popolo (Napoli), Clinica Popolare Azadì (Padova), AmbulatoriAME (Milano), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste).
11.30 -12.30 – Laboratorio-gioco per scrivere senza prenderci troppo sul serio! a cura di Versi Scatenati
12.30 – 14.00 – Pranzo resistente
14.00-15.30 – TAVOLO: La città che esclude: criminalizzazione del dissenso e repressione territorialecon Quarticciolo Ribelle (Roma), Laboratorio Politico Iskra (Napoli), Cripsy (Padova), Comitato Free Gino, Smash Repression.
16.00-17.30 – TAVOLO: CPR, istituzioni totali. Nuove frontiere del movimento anti istituzionale con Rete NoCPR, Lorenzo Figoni, NAGA e Gabriele Cammarata
17.30-19.00 – Accedere a se stessx a cura di Ippolita – a partire dal libro Hacking del sé
19.00-20.00 – Haiku senza Haiku, presentazione del progetto e letture a cura di Versi Scatenati
19.30-21.30 – Cena rivoluzionaria
21:30-23:00 Con poco tatto – stand up comedy con Laura Pusceddu, Gianluca Bolsieri, Marco Moretti, SPECIAL GUEST Le Recensioni non richieste
23.00-00.00 – Esco di rado, live acustico con Errico Canta Male
DOMENICA 25 MAGGIO
10.00 – Colazione consapevole
10.30-11.30 – Frittelle contro il DDL
10.30-12.30 – Global Palestine Kite Day: laboratorio di costruzione aquiloni per Gaza
10.30-12.30 – Laboratorio di Progetto PASSI – sessione di movimento dinamico, simbolico, collettivo: uno spazio di connessione e cura attraverso il gruppo e il piacere del movimento.
11.00-12.30 – Presentazione del libro Socialmente pericoloso, storia di un ergastolo bianco di Luigi Gallini con il Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud
12.30-14.30 – Pranzo resistente
14.30-16.00 – TAVOLO: Quando l’impossibile diventa possibile: buone pratiche in salute mentale con Annamaria Accetta (Pratiche dialogiche), Giovanni Rossi (Club SPDC No Restraints), Paolo Cozzaglio (Uditori di voci), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste) e Idee in Circolo (Modena).
14.30-16.00 – Presentazione libro Rompere il gioco di Fabrizio Acanfora
16.30-18.00 – TAVOLO: Scuola – Come stiamo? Come resistiamo? con Asilo Pirata Autogestito Soprasotto (Milano), Collettivo Assenze Ingiustificate (Brescia), Rete Educare alle Differenze, Assemblea Precaria Universitaria (Milano), Giuseppe Dambrosio (filosofo e pedagogista), UDS.
16.30-18.00 – Presentazione zine: Gestione delle crisi, costruzione di una zona silenziosa e pratiche di mutuo aiuto con Neuroqueer
18.30 – Plenaria finale
La mostra fotografica Una mattina a Jenin sarà visitabile per tutta la durata del festival
Negli spazi del festival troverai banchetti di: magliette e autoproduzioni Brigata Basaglia, selezione di testi della Libreria Antigone, casa editrice indipendente Agenzia X, Rapazebù (neurodivergente in fissa coi filati) e IUCU Pavia: ridai vita ai tuoi libri.
Pasti vegetariani e vegani.
PRENOTA IL TUO POSTO PER I LABORATORI SCRIVENDO A:
IG @brigatabasagliapavia MAIL basaglia.pavia@gmail.com
LUNEDI’ 26 MAGGIO —presso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano
19.30 • cena popolare e Tavolo su salute mentale e uso di sostanze (inviti in aggiornamento)
Condividiamo con profonda tristezza e rabbia il comunicato di Casa Galeone. Un luogo ricco di storia e affetti e che ci ha ospitato più volte. Un luogo libero e in ascolto, dove come Brigata Basaglia abbiamo potuto condividere riflessioni e punti di vista insieme alle nostre compagne e compagni della rete antipsichiatrica.
Questo sfratto-sfregio è l’ennesima conferma (di cui non avevamo bisogno) di quanto infame e insensato sia il modo di vedere e vivere il mondo di chi ha voluto a tutti i costi la fine di questa esperienza. L’ennesima misera vittoria di un modello basato su questa logica prepotente, che mercifica la vita e calpesta la dignità altrui, condannando il tessuto sociale all’ulteriore inaridimento e il suolo agricolo all’ennesima desertificazione predatoria, nel tentativo di cancellare ogni forma di cura. In un mondo così distorto, è sempre chi opprime a dettare legge, mentre chi resiste viene sfrattato.
Auguriamo alle nostre compagne e compagni di Casa Galeone lunga vita. Non saremo silenziat* o cancellat* da questi mediocri.
Ero in Nicaragua nell’autunno del 1990 in missione in qualità di esperto in salute mentale, per conto della Cooperazione Italiana Governativa. Nel febbraio dello stesso anno i sandinisti avevano perso le elezioni e si era costituito un Governo di Unità Nazionale guidato da Violeta Chamorro, ben visto dagli Stati Uniti. Si respirava, però un’aria triste. A causa della sconfitta, inattesa, molti componenti del Fronte Nazionale di Liberazione “Augusto Sandino” erano depressi, fuori da ogni gestione degli apparati amministrativi. Nello stesso tempo infuriava ancora la guerra civile nel vicino Savador, che si stava acuendo dopo il fallimento dell’offensiva del 1989 realizzata dal Fronte Liberazione Nazionale “Farabundo Martì”. Nel novembre del 1989 c’era stato l’assassinio di sei frati gesuiti, tra cui Martin Barò, docente di Psicologia presso l’Università Centroamericana (UCA), ad opera di un plotone delle Forze Armate Governative: un episodio che scosse la comunità internazionale, la quale chiese la fine della guerra, conclusasi poi nel 1992.
Este texto recoge las intervenciones compartidas durante el encuentro internacionalista Cuidando el mundo, a través de la catástrofe organizado por la Brigata Basaglia el 24 de marzo de 2024.
Galleria Eroici Furori, via Melzo 30, 19 ottobre ore 17.00
Presentazione del libro: “”Psicologia della Resistenza”” di Gianpaolo Contesabile (2024, Effequ: https://www.effequ.it/saggi-pop/psicologia-della-resistenza/) L’autore sarà in dialogo con Maddalena Fragnito, artista, attivista e ricercatrice (Ecologie della cura, 2021 / Cure ribelli, 2019).
L’iniziativa è promossa da Brigata Basaglia che dal 2020 opera sul territorio di Milano (e oggi anche di Pavia e Firenze) riportando centralità alla cura e alla salute (anche psicologica) come propulsori chiave del cambiamento sociale e della generazione di comunità. Superando il modello clinico, insiste sulle nicchie ecologiche e comunitarie della complessità sociale in cui viviamo, a partire dal piano territoriale e di comunità sognato e progettato dalla mente visionaria di Franco Basaglia. Sogniamo dei centri non gestiti dai gangli del potere psichiatrico foucaultiano ma, come teorizzato e praticato da tante figure dalla metà del ‘900 legate da un filo rosso che potremmo definire “psicologia rivoluzionaria” (dallo stesso Basaglia, Roland Laing e David Cooper nel vecchio continente, a da teorici decoloniali quali i già citati Frantz Fanon, Martìn-Barò, Paulo Freire fuori dall’Europa), restituiti alle comunità oppresse in un percorso di liberazione dai vincoli violenti del capitalismo contemporaneo. Sostenere tali esperienze di autogestione e mutualismo non significa forzatamente volerle integrare nel sistema pubblico, piuttosto rivendicare una trasformazione radicale degli impianti legislativi locali e nazionali e, conseguentemente, di accesso e stanziamento dei finanziamenti pubblici, facilitando la nascita di nuove forme di partecipazione sociale. Esperienze collettive dal basso che nella crisi non solo di finanziamenti dei servizi pubblici, ma di una complessiva crisi politica dello Stato all’interno del brutale progetto neoliberista, ci spingiamo a definire (contro)istituzioni alternative, fondate sull’autogestione e la cura della vita.