Riceviamo e pubblichiamo un prezioso contributo di una persona che si è rivolta al nostro sportello di ascolto e supporto sociale per la comunità, il cui centralino è contattabile al seguente numero: 0282396915 da Lunedì a Venerdì, ore 12.00-14.30 / 19.00-21.30
My fear doesn’t only come from my delusions.
I understand that some people might be scared of me as a person who has experienced psychosis, most media tend to depict people like me in crisis as antagonists in movies or use it interchangeably with psychopaths or sociopaths. I have only met some few that has told me about their experiences in this field of reality.
They aren’t monsters and I would not like to see myself as a monster.
Pubblichiamo qui di seguito l’intervento della Brigata BASAGLIA letto al corteo di Marco Cavallo libera tutt* per l’abbattimento dei CPR e contro la detenzione amministrativa, del 20 settembre 2025
Buongiorno a tutt*, siamo la Brigata Basaglia, un collettivo che si occupa di salute mentale con un approccio basagliano, radicale e conflittuale, e vorremmo condividere alcune riflessioni sui CPR.
La prima, su cui si fonda ogni nostra pratica e azione, è la convinzione che i CPR siano gli eredi dei manicomi, con cui condividono gli obiettivi di abuso, tortura, deumanizzazione delle persone rinchiuse.
Come per i manicomi 47 anni fa, non esiste nessun altro destino possibile per i CPR se non essere riconosciuti come istituzioni totali, luoghi di segregazione e controllo, lager inammissibili nella nostra società che, per questo motivo, devono essere immediatamente chiusi e mai più riaperti.
La notte del 24 settembre 2024, nella zona della movida milanese, una moto non si ferma all’alt di una pattuglia. Fares Bouzidi, 22 anni, è alla guida, seduto dietro di lui c’è Rami Elgamal, 19 anni. I carabinieri li inseguono per 8 chilometri a sirene spiegate. Nelle registrazioni si sentono i commenti dei militari: “Vaffanculo! Non è caduto!”. Poi, riescono a farli schiantare contro un semaforo, Ramy muore sul colpo. Una volta data la notizia dell’abbattimento, arriva la risposta, glaciale, di un collega: “Bene”. Dopo la caccia all’uomo, sembra di trovarsi di fronte a un’esecuzione. La crudeltà della vicenda ci porta a interrogarci sulle origini di tale cattiveria: quali sono le radici del male? Gli uomini seduti nella volante dei carabinieri sono degli squilibrati, dei sociopatici, delle persone malate? Siamo abituatə a pensare che questa violenza sia frutto di qualcosa di malato, di deviato. Abbiamo bisogno di credere che non possa essere qualcosa di “normale”: chi esercita questo tipo di violenza deve essere per forza malato. O deve aver subito un trauma che a sua volta ripete, in uno schema patologico. L’esperienza delle istituzioni totali è l’esempio chiaro di questo modo di pensare: dividere il mondo in sani e malati, buone e cattive. Sia la psichiatria che la psicologia clinica e la psicoanalisi hanno spesso supportato, nella teoria e nella pratica, una visione del mondo che mette l’Io, l’individuo al centro della società, e quindi responsabile di tutti i mali, come l’ unico fautore del proprio destino.
La Salute, definita dalla Carta Costituzionale dell’OMS come: “Una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale e non esclusivamente l’assenza di malattia o infermità” è un diritto sancito dalla nostra Costituzione.
La conversazione intorno alla Salute Mentale non può prescindere da una presa di coscienza su tutti gli spazi attraversati dalle persone, sui contesti politici e sociali ampi, sui sistemi economici, sulle città, le famiglie, l’istruzione e, naturalmente, la sanità.
Essa è un fatto di pubblico interesse, dunque la conversazione non può prescindere dalla politica.
La sanità pubblica si assume la responsabilità di ricucire gli strappi, guarda alle ferite, alle cadute e alle malattie e vi pone rimedio, idealmente inquadrando la persona all’interno di un contesto, idealmente dialogando con le altre forze costruttrici di benessere, idealmente operando, oltre che nel campo della sofferenza, anche in quello della prevenzione, nonché in quello della salvaguardia. Collabora con le altre istituzioni al superamento degli ostacoli che impediscono il “pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
Pubblichiamo la trascrizione tradotta dell’incontro Sumud: Cura e Resistenza organizzato da Forlí Cittá Aperta e il Collettivo Studentesco per la Palestina Forlí il 18 marzo 2025 presso l’Universita di Bologna.
Recentemente ha scritto del concetto di solastalgia, un termine conosciuto in Occidente nell’ambito della salute mentale e della psicologia ambientale. Tuttavia, lei lo applica alla distruzione della terra in Palestina. Perché la terra è così importante per la salute mentale del popolo palestinese?
Il termine solastalgia da solo non basta a racchiudere la complessità della condizione esistenziale e psicologica vissuta dal popolo palestinese nella propria terra. Piuttosto, può essere inteso come un punto di partenza, un’estensione concettuale che comprende solo una parte di una realtà ben più articolata.
Il popolo palestinese subisce un trauma profondo e continuo: non solo quello provocato dalla violenza fisica diretta, ma anche quello inflitto dalla deumanizzazione sistemica e dalla diffusione di rappresentazioni negative e stereotipi culturali. A questo si aggiunge un dolore meno visibile ma altrettanto lacerante: l’ulteriore dolore legato alla distruzione e alla privazione del legame con la terra. Le popolazioni native comprendono questo dolore in modo particolare, perché vivono una relazione simbiotica con il territorio.
Dal 23 al 25 maggio 2025 torna Contatto, il Festival della Brigata Basaglia, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno ci ritroveremo dal 23 al 25 maggio a Pavia e a ospitarci sarà RadioAut per tre giornate di laboratori, discussioni, incontri, arte, musica, lotta. In più, due serate in Cascina Torchiera a Milano il 22 e il 26 maggio.
Non vediamo l’ora di vederci!
Un sentito ringraziamento per la splendida locandina, opera della talentuosissima @maddi_artpilot
Radio Aut è in via Faruffini 4, Pavia. – INGRESSO CON TESSERA ARCI. Cascina Torchiera è in Piazzale del Cimitero Maggiore, Milano.
PROGRAMMA
GIOVEDÌ 22 MAGGIO — presso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano
19.00 – Voci della resistenza da Abya Yala.Popoli originari dell’America Latina in lotta per l’autodeterminazione comunitaria e contro gli Stati colonialicon Graciela Painelaf, Wallmapu, Lawentuchefe del lof Nahuelpan, guaritrice tradizionale Mapuche con conoscenze sulle piante e su altre forze ed energie della natura che aiutano a ripristinare l’equilibrio perduto; Heriberto Paredes, giornalista indipendente che accompagna la comunità di Santa María Ostula, situata nello stato messicano di Michoacán; Red Internacional en defensa del Pueblo Mapuche.
VENERDI’ 23 MAGGIO — presso RadioAut, Pavia
17.00 – Introduzione al festival
17.30-19.00 – TAVOLO: Pavia fa malissimo, cronache di una città che muore e di chi lotta per tenerla in vita con ARCI Radio Aut, Collettivo Thawra, Polisportiva Popolare Pavese, Associazione Karama,
19.00-20.00 – Presentazione della mostra fotografica Una Mattina a Jenin di Alessia Galli e Michela Chimenti
19.30-21.30 – Proiezione del docufilm Corpi Docili(‘56) prodotto all’interno del laboratorio teatrale Uomini Senza Barriere nella Casa circondariale Torre del Gallo di Pavia. A seguire dibattito aperto con Stefania Grossi, curatrice del laboratorio.
19.00-22.00 Cena popolare
21.30- 00.00 – TECHNOLINEA CHIAMA (deneb B2B Giacomo Bellezza) – djset Hypnotic & Deep Techno
SABATO 24 MAGGIO — presso RadioAut, Pavia
10.00 – Colazione consapevole
11.00-12.30 – TAVOLO: Gli ambulatori popolari: pratiche di cura dal basso per una salute collettiva con Ambulatorio Popolare Roma Est, Villa Medusa Casa del Popolo (Napoli), Clinica Popolare Azadì (Padova), AmbulatoriAME (Milano), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste).
11.30 -12.30 – Laboratorio-gioco per scrivere senza prenderci troppo sul serio! a cura di Versi Scatenati
12.30 – 14.00 – Pranzo resistente
14.00-15.30 – TAVOLO: La città che esclude: criminalizzazione del dissenso e repressione territorialecon Quarticciolo Ribelle (Roma), Laboratorio Politico Iskra (Napoli), Cripsy (Padova), Comitato Free Gino, Smash Repression.
16.00-17.30 – TAVOLO: CPR, istituzioni totali. Nuove frontiere del movimento anti istituzionale con Rete NoCPR, Lorenzo Figoni, NAGA e Gabriele Cammarata
17.30-19.00 – Accedere a se stessx a cura di Ippolita – a partire dal libro Hacking del sé
19.00-20.00 – Haiku senza Haiku, presentazione del progetto e letture a cura di Versi Scatenati
19.30-21.30 – Cena rivoluzionaria
21:30-23:00 Con poco tatto – stand up comedy con Laura Pusceddu, Gianluca Bolsieri, Marco Moretti, SPECIAL GUEST Le Recensioni non richieste
23.00-00.00 – Esco di rado, live acustico con Errico Canta Male
DOMENICA 25 MAGGIO
10.00 – Colazione consapevole
10.30-11.30 – Frittelle contro il DDL
10.30-12.30 – Global Palestine Kite Day: laboratorio di costruzione aquiloni per Gaza
10.30-12.30 – Laboratorio di Progetto PASSI – sessione di movimento dinamico, simbolico, collettivo: uno spazio di connessione e cura attraverso il gruppo e il piacere del movimento.
11.00-12.30 – Presentazione del libro Socialmente pericoloso, storia di un ergastolo bianco di Luigi Gallini con il Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud
12.30-14.30 – Pranzo resistente
14.30-16.00 – TAVOLO: Quando l’impossibile diventa possibile: buone pratiche in salute mentale con Annamaria Accetta (Pratiche dialogiche), Giovanni Rossi (Club SPDC No Restraints), Paolo Cozzaglio (Uditori di voci), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste) e Idee in Circolo (Modena).
14.30-16.00 – Presentazione libro Rompere il gioco di Fabrizio Acanfora
16.30-18.00 – TAVOLO: Scuola – Come stiamo? Come resistiamo? con Asilo Pirata Autogestito Soprasotto (Milano), Collettivo Assenze Ingiustificate (Brescia), Rete Educare alle Differenze, Assemblea Precaria Universitaria (Milano), Giuseppe Dambrosio (filosofo e pedagogista), UDS.
16.30-18.00 – Presentazione zine: Gestione delle crisi, costruzione di una zona silenziosa e pratiche di mutuo aiuto con Neuroqueer
18.30 – Plenaria finale
La mostra fotografica Una mattina a Jenin sarà visitabile per tutta la durata del festival
Negli spazi del festival troverai banchetti di: magliette e autoproduzioni Brigata Basaglia, selezione di testi della Libreria Antigone, casa editrice indipendente Agenzia X, Rapazebù (neurodivergente in fissa coi filati) e IUCU Pavia: ridai vita ai tuoi libri.
Pasti vegetariani e vegani.
PRENOTA IL TUO POSTO PER I LABORATORI SCRIVENDO A:
IG @brigatabasagliapavia MAIL basaglia.pavia@gmail.com
LUNEDI’ 26 MAGGIO —presso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano
19.30 • cena popolare e Tavolo su salute mentale e uso di sostanze (inviti in aggiornamento)
Este texto recoge las intervenciones compartidas durante el encuentro internacionalista Cuidando el mundo, a través de la catástrofe organizado por la Brigata Basaglia el 24 de marzo de 2024.
Negli ultimi giorni la comunità delle psicologhe e degli psicologi si è trovata a discutere su un’operazione di marketing e pubblicità da parte della piattaforma di psicologia online UnoBravo. L’oggetto del dibattito era la scelta della piattaforma di offrire due sedute gratuite a chi acquistava un prodotto di una nota marca di prodotti per l’igiene personale.
La discussione intorno a questa scelta si è fatta subito molto accesa e ha avuto una risonanza importante sia sui social che all’interno degli ordini professionali.
Come gruppo, stiamo seguendo gli sviluppi di questa vicenda e ne abbiamo discusso, cercando di trarne alcune riflessioni che ci sembrano utili per la comunità sia di operatori che di pazienti.
Da una parte, i professionisti denunciano una mancanza di “serietà” e “decoro” in queste pratiche commerciali. Dall’altra, alcunə sottolineano come le piattaforme online abbiano risposto a un bisogno della popolazione che non viene soddisfatto né dal sistema pubblico né individualmente dai professionisti. Altrə ancora, mettono in evidenza l’importanza di abbattere lo stigma della salute mentale e come queste campagne pubblicitarie di massa possano agevolare questo processo.
L’operazione di Basaglia è un’operazione utopica. E perciò sarebbe errato considerare la chiusura dei manicomi, sancita dall’intervento a suo modo rivoluzionario della legge 180 del 1978, come il risultato maggiore dell’opera e delle intenzioni di Basaglia. Il cammino che Basaglia voleva avviare era un sommovimento della società e una rivisitazione dei rapporti sociali a partire dalla clinica psichiatrica, proprio quella clinica che a suo tempo era nata per tutelare la cattiva coscienza della società, la quale, per garantire la sua quiete e i rapporti di potere in essa vigenti, non aveva trovato di meglio che incaricare la clinica a fornire le giustificazioni scientifiche che rendessero ovvia e da tutti condivisa la reclusione dei folli entro mura ben cinte. Per rendere il suo servizio, la clinica ridusse la follia a malattia che, per essere curata, deve essere sottratta al mondo in cui essa ha origine che è poi il mondo della vita. La chiusura dei manicomi non era lo scopo finale dell’operazione basagliana, ma il mezzo attraverso cui la società potesse fare i conti con le figure del disagio che la attraversano quali la miseria, l’indigenza, la tossicodipendenza, l’emarginazione e persino la delinquenza a cui la follia non di rado si imparenta. E come un tempo la clinica aveva messo il suo sapere al servizio di una società che non voleva occuparsi dei suoi disagi, Basaglia tenta l’operazione opposta, l’accettazione da parte della società di quella figura, da sempre inquietante, che è il diverso. Nelle Conferenze brasiliane Basaglia dà due definizioni di follia. La prima: “La follia è diversità, oppure aver paura della diversità”. La seconda: “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’ essere”.
Questo articolo parla di antispecismo e delle possibili correlazioni tra questo movimento e un approccio alla salute mentale non stigmatizzante, eccessivamente medicalizzante o individualista – approccio che come Brigata Basaglia condividiamo. Per correttezza ci teniamo a precisare che il nostro collettivo non si definisce antispecista. Siamo però interessatə al tema e ad approfondire la visione di questo movimento, e quindi contentə di pubblicare questo contributo.
Buona lettura!
Giulia Cerioli (@cg.collages), collage su carta (2022)
Una breve introduzione all’antispecismo
L’antispecismo è una corrente di pensiero di matrice filosofica ma soprattutto un approccio politico che cerca di scardinare l’idea che esista una “naturale” gerarchia in termini di valore in base alla specie – umana o animale – di appartenenza. La considerazione degli animali non umani come inferiori (in termini intellettivi, emotivi, di diritti ad essi dovuti ecc) rispetto agli animali umani [1] è spesso vista come scontata, ignorando le motivazioni culturali, economiche e psicologiche che hanno portato l’umanità a considerarsi e comportarsi come la specie dominante.