IL PENSIERO DI FRANCO BASAGLIA E LA MEDICINA

di Rocco Canosa

L’operazione di Basaglia è un’operazione utopica. E perciò sarebbe errato considerare la chiusura dei manicomi, sancita dall’intervento a suo modo rivoluzionario della legge 180 del 1978, come il risultato maggiore dell’opera e delle intenzioni di Basaglia. Il cammino che Basaglia voleva avviare era un sommovimento della società e una rivisitazione dei rapporti sociali a partire dalla clinica psichiatrica, proprio quella clinica che a suo tempo era nata per tutelare la cattiva coscienza della società, la quale, per garantire la sua quiete e i rapporti di potere in essa vigenti, non aveva trovato di meglio che incaricare la clinica a fornire le giustificazioni scientifiche che rendessero ovvia e da tutti condivisa la reclusione dei folli entro mura ben cinte. Per rendere il suo servizio, la clinica ridusse la follia a malattia che, per essere curata, deve essere sottratta al mondo in cui essa ha origine che è poi il mondo della vita.
La chiusura dei manicomi non era lo scopo finale dell’operazione basagliana, ma il mezzo attraverso cui la società potesse fare i conti con le figure del disagio che la attraversano quali la miseria, l’indigenza, la tossicodipendenza, l’emarginazione e persino la delinquenza a cui la follia non di rado si imparenta. E come un tempo la clinica aveva messo il suo sapere al servizio di una società che non voleva occuparsi dei suoi disagi, Basaglia tenta l’operazione opposta, l’accettazione da parte della società di quella figura, da sempre inquietante, che è il diverso. Nelle Conferenze brasiliane Basaglia dà due definizioni di follia. La prima: “La follia è diversità, oppure aver paura della diversità”. La seconda: “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’ essere”.
Trattato come uomo, il folle non presenta più una “malattia”, ma una “crisi”, una crisi vitale, esistenziale, sociale, familiare che sfuggiva a qualsiasi “diagnosi” utile solo a cristallizzare una situazione istituzionalizzata. E, scrive Basaglia: “Una cosa è considerare il problema una crisi, e una cosa è considerarlo una diagnosi, perché la diagnosi è un oggetto, la crisi è una soggettività”. E cosa diventa la cura quando i rapporti sono intersoggettivi e non rapporti oggettivanti? La risposta di Basaglia è: “Io cerco di curare una persona, ma non sono certo se la curo o no. E la stessa cosa quando dico di amare una donna. È molto facile dirlo, e talvolta è persino falso, perché l’uomo tende ad un tipo di relazione e la donna a un altro. Quando si crea una relazione d’ amore, questa non è altro che una crisi, una crisi in cui c’è vita se non c’è dominio dell’uomo sulla donna o della donna sull’uomo”.
Basaglia propone di inserire la medicina in un pensiero che tenga conto dell’uomo nella sua globalità per liberarla dalla natura oggettuale del suo rapporto con il paziente.
Il malato e la malattia non possono essere considerati come ‘dati’ oggettivabili della scienza nella misura in cui coinvolgono tutta la personalità del paziente, così come quella del terapeuta nella relazione di cura, e insieme i loro sistemi di credenze e di valori.
In fondo, il pensiero fenomenologico di Husserl, nato come risposta alla crisi delle scienze e alla disumanizzazione in cui era entrata l’Europa, riportava alla ribalta il problema dell’uomo, non come categoria astratta, ma come soggetto-oggetto di una diffusa sofferenza sociale. Questo portava Basaglia ad avvicinare il malato mentale senza i diaframmi impliciti delle rigide tassonomie sintomatologiche delle sindromi, attraverso la comprensione delle sue diverse modalità di esistenza.
In questo modo metteva quindi in crisi la validità della definizione classica di malattia, dei limiti della norma che tale malattia trasgredisce, del concetto di cura, e criticava l’Istituzione Totale in quanto strumento di contenimento e di controllo degli elementi di disturbo sociale.Per Basaglia l’approccio naturalistico-classificatorio del modello medico fa dell’osservazione un momento di definizione e non di comprensione (l’esempio di questo tipo di approccio è dato dalla classificazione delle malattie mentali fatta dallo psichiatra E. Kraeplin).
Pensare ad un catalogo dei sintomi è inutile, vista l’impossibilità di spiegare come e perché si verifica un determinato «fatto anomalo», e non di un «fatto anormale»; in questo il suo punto di vista assomiglia a quello di Georges Canguilhem, che vedeva nel concetto di «anomalia» un pensiero descrittivo-conoscitivo, mentre quello di «anormalità» esprimerebbe un giudizio di valore. Il nodo centrale diviene allora l’analisi del rapporto tra salute e malattia. La netta separazione tra l’una e l’altra è individuata per quel che è: il diretto prodotto dell’ideologia medica.

“Nel momento in cui la salute viene assunta come valore assoluto, la malattia si trova a giocare un ruolo di accidente che viene ad interferire nel normale svolgersi della vita come se la norma non fosse racchiusa tra la vita e la morte. L’ideologia medica, per il suo rifarsi ad un valore astratto e ipotetico qual è la salute come unico valore positivo, agisce da copertura a quella che è l’esperienza fondamentale dell’uomo: il riconoscimento della morte come parte della vita assumendola su di sé come oggetto di una esclusiva competenza. Essa cioè distrugge il malato nel momento in cui lo guarisce defraudandolo del suo rapporto con la propria malattia (quindi col proprio corpo) che viene vissuta come passività e dipendenza. In questo senso il medico diventa responsabile all’insorgere di una relazione reificata tra l’uomo e la propria esperienza inducendo il malato a vivere la malattia come puro accidente oggettivabile della scienza e non come esperienza personale.”

Nello stato relativamente arretrato della nostra società l’ideologia della diversità, dove il positivo si afferma e si conferma sull’esistenza e l’esasperazione degli opposti (salute e malattia, norma e devianza, ragione e follia), fonda il valore e la valorizzazione dei primi attraverso la svalorizzazione del negativo.
Qui si pone la questione centrale della riflessione di Basaglia, centrale sia dal punto di vista epistemologico che pratico, la questione dell’incontro e delle sue implicazioni psicorelazionali.
Non ci può essere cura se non c’è reciprocità, non c’è reciprocità se non c’è riconoscimento (di sé e dell’altro), non c’è riconoscimento possibile se non c’è incontro. Tutto l’approccio terapeutico basagliano può essere definito come tecnica dell’incontro comprensivo.
Il medico, ma possiamo anche dire lo psicologo, l’antropologo, il pedagogo, non può restare estraneo alla situazione di relazione che si crea, poiché «unisce la nostra esistenza a quella del soggetto che ci sta di fronte».
Lo stabilirsi del «rapporto» quindi diviene possibile attraverso la comprensione dell’elemento umano che ci unisce all’altro essere: da ciò deriva che l’esame dell’«incontro» esige un doppio orientamento: da un lato conoscere empiricamente la maniera nella quale «questo» uomo entra in rapporto con il mondo e con gli altri, scoprire, cioè, le «situazioni di fatto», ricavando da esse i progetti e le loro strutture; dall’altro la conoscenza di queste modalità d’incontro dev’essere diretta da una comprensione essenziale dell’esistenza umana.

Il sogno di Basaglia era che la clinica potesse divenire un laboratorio per nuove forme di relazioni sociali, diceva: “la qualita’ delle prestazioni erogate in un Servizio e’ in stretta correlazione con la concezione che dell’uomo si ha in quel Servizio”.
A questo proposito, come movimento antistituzionale, per troppo tempo abbiamo enfatizzato la “diversità” del matto. Se da una parte questo ci ha consentito di difendere la diversità come ricchezza, come valore, dall’altra ha confermato paradossalmente che la persona che soffre psicologicamente è “altro” rispetto ai più, ai cittadini e ai pazienti “normali”.
Questa idea ha investito anche gli operatori psy e i loro servizi, che sono stati visti dal mondo della medicina come “estranei” da se stessa.
Forse abbiamo sottovalutato l’importanza che proprio quel mondo andava attraversato con più pazienza e attenzione, svelando nel contempo i meccanismi opprimenti delle “istituzioni morbide”, molto simili a quelli del manicomio.
Sarebbe giunto il momento, ad esempio, di analizzare i dispositivi umilianti dell’ospedale generale e non limitarsi solo a lamentarci quando i nostri pazienti sono rifiutati dai medici di un reparto.
Non va rivendicato solo il diritto che, in un ospedale, il paziente psichiatrico sia trattato come gli altri malati, ma lavorare affinché tutti gli operatori della medicina siano consapevoli che i loro atti possono essere di riguardo o, al contrario, di mortificazione della sofferenza.
Quando parliamo di “integrazione”, dunque, vogliamo riferirci non tanto all’accettazione caritatevole del “matto”, quanto all’incontro della cultura della tecnica (quella sanitaria in particolare) con la cultura del rispetto, della comprensione, della tolleranza.

Da tempo, ormai, gli scenari della sofferenza psy sono mutati.
Tossicodipendenti, persone neurodivergenti, autistici, minori a rischio, anziani soli, divorziati impongono la loro presenza e la loro drammatica richiesta d’aiuto. Anzi accade spesso che le istituzioni (scuole, tribunali) deleghino ai servizi di salute mentale situazioni che di psichiatrico hanno ben poco e che invece sono gravati di ben altri problemi: sociali, economici, lavorativi.
Ancora una volta ci troviamo di fronte al dilemma: li prendiamo in carico, rischiando la psichiatrizzazione di problematiche sociali o li scarichiamo per “non competenza”?
La nostra storia, la nostra cultura è quella della presa in carico e certamente non li rifiutiamo, ma dobbiamo analizzare in quale circuito assistenziale vengono immessi e quanto possiamo fare affinché la risposta assistenziale sia il meno escludente possibile.
E ciò è praticabile se rimaniamo chiusi nella nostra cittadella di “specialisti della diversità”? E’ possibile se pensiamo che siamo gli unici ad essere “specialisti delle Istituzioni”?
Confrontandoci con la cultura medica, anche quella più tradizionale (vedi i rapporti con i medici ospedalieri) abbiamo conosciuto colleghi che hanno aperto la loro mente alla riflessione sui rischi di istituzionalizzazione in un ospedale generale, geriatri diventati molto attenti per evitare che una RSA divenisse un piccolo manicomio, pediatri che hanno preferito valorizzare il ruolo della “famiglia che cura” e non inviare sbrigativamente il bambino autistico in centri specialistici.
§Abbiamo impiegato molte energie, nei decenni passati, a costruire modelli di servizi di salute mentale di buona qualità. Sicuramente quello del servizio aperto 24 ore sette giorni su sette è vincente. Ma non basta.

Poiché pensiamo che i percorsi di cura non possano esaurirsi all’interno dei servizi di salute mentale, siamo chiamati ad un nuovo impegno culturale e politico.
L’impegno culturale –crediamo- consiste nell’analisi e svelamento dei dispositivi degradanti e di rinnovato controllo sociale delle istituzioni soft e in una continua opera di controinformazione.
Riteniamo che sia giunto il momento di attrezzarci per diffondere informazioni contro i luoghi comuni delle cosiddette “cure per il bene dei pazienti” (anche l’elettroshock era propagandato così), a cominciare dagli effetti devastanti degli psicofarmaci.
Le informazioni critiche, però, dovrebbero riguardare anche le conseguenze deleterie di centri diurni che assomigliano più a ghetti per matti che a luoghi di accoglienza, di case-famiglia che di “famiglia” non hanno neanche l’ombra, di centri di salute mentale che sono ambulatorietti per la “piccola psichiatria”.
In quest’azione forse ci potrebbe servire fare più spesso riferimento alla letteratura e alla bibliografia indipendenti piuttosto che far ricorso a posizioni (sia pure corrette) autoreferenziali.

Insomma, dopo aver costruito oltre trent’anni fa i nuovi servizi, dobbiamo cominciare a smontarli, per evitare di affermare una “ideologia di ricambio”, utile solo a controllare intere masse di uomini e donne, sotto l’orpello della novità.
E l’ideologia di ricambio attuale può essere definita “la salute ad ogni costo” (inclusa la salute mentale): è il “biopotere” come definito da Michel Foucault, una forma di potere della postmodernità che si esercita sulla vita delle persone attraverso dispositivi che orientano e controllano i comportamenti di intere popolazioni, tesi ad evitare la malattia.
La persona con handicap sia fisico che psichico è l’esempio che ci fa ben capire questa concezione. E’ l’espressione tangibile, visibile della nostra fragilità e tutta l’ideologia del salutismo individuale si fonda sul rifiuto della fragilità. Ed ecco che si approntano una tecniche seriali più o meno sofisticate per azzerare l’anormalità.
Anche la psichiatria, benché di nuovo vestita, non si sottrae a questa idea e ha nel suo DNA le pratiche di normalizzazione.
Di questo siamo convinti da tempo, ma dobbiamo ridimensionare l’approccio ideologico, per rilanciare la consapevolezza che la “follia è una condizione umana”.
Il vero delirio è pensare di poterla eliminare.
Il nostro compito è quello di starle accanto, umilmente, anziché combatterla, presuntuosamente.
Forse questo è il nostro attuale impegno “politico”, come possibilità del cambiamento nel senso non tanto dei comportamenti, quanto dei sentimenti.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Basaglia F., Conferenze brasiliane, Cortina 2018
Benasayag M., La salute ad ogni costo, Feltrinelli 2009
Canguilhem G., Il normale e il patologico, Einaudi 1996
Foucault M., Nascita della biopolitica, Feltrinelli 2015
Husserl E., Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Einaudi 2002
Kraepelin E., Compendio di Psichiatria, Vallardi 1885

QUANDO UNA LOTTA RISUONA IN UN’ALTRA. ECHI E INTERSEZIONI TRA L’ANTISPECISMO E BASAGLIA

di Sara Berardelli

Questo articolo parla di antispecismo e delle possibili correlazioni tra questo movimento e un approccio alla salute mentale non stigmatizzante, eccessivamente medicalizzante o individualista – approccio che come Brigata Basaglia condividiamo.
Per correttezza ci teniamo a precisare che il nostro collettivo non si definisce antispecista. Siamo però interessatə al tema e ad approfondire la visione di questo movimento, e quindi contentə di pubblicare questo contributo.

Buona lettura!

Giulia Cerioli (@cg.collages), collage su carta (2022)

Una breve introduzione all’antispecismo

L’antispecismo è una corrente di pensiero di matrice filosofica ma soprattutto un approccio politico che cerca di scardinare l’idea che esista una “naturale” gerarchia in termini di valore in base alla specie – umana o animale – di appartenenza.
La considerazione degli animali non umani come inferiori (in termini intellettivi, emotivi, di diritti ad essi dovuti ecc) rispetto agli animali umani [1] è spesso vista come scontata, ignorando le motivazioni culturali, economiche e psicologiche che hanno portato l’umanità a considerarsi e comportarsi come la specie dominante.

Leggi tutto “QUANDO UNA LOTTA RISUONA IN UN’ALTRA. ECHI E INTERSEZIONI TRA L’ANTISPECISMO E BASAGLIA”

Contatto 2024 – Firenze

Siamo felicissimə di annunciare la terza edizione del nostro festival Contatto, per la prima volta a Firenze! 🌻
Due giornate di tavoli, laboratori, scambi di idee, creazione di connessioni, musica e spettacoli: sabato 25 e domenica 26 maggio alla Casa del Popolo Le Panche in Via Giulio Caccini, 13b.
Si discuterà di salute mentale, di cura, di lotta e di comunità, dando spazio agli intrecci che questi temi hanno con il lavoro, il carcere e i cpr, la scuola, le istituzioni e i servizi sanitari, l’ecologia, l’intelligenza artificiale e molto altro.

PROGRAMMA


SABATO 25 MAGGIO

11.00 Introduzione al festival, a 100 anni dalla nascita di Franco Basaglia

11.30 Tavolo: Vecchie e nuove istituzioni: i dispositivi del controllo sociale
Nicola Valentino (Sensibili alle foglie), Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Vito D’Anza (ex DSM Pistoia), Caterina Pesce (autrice “Pratiche di Liberazione”), Emanuela Bavazzano (Medicina democratica), Abbatto i Muri

13.30 pranzo

15.30 Tavolo: Carcere e CPR: i luoghi della disumanizzazione con Senza Numero, Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Rete No CPR – Mai più lager, LasciateCIentrare, Beppe Battaglia (volontario penitenziario)

17.30 Tavolo: La scuola oltre l’omologazione con Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud, Giuseppe Dambrosio (filosofo e pedagogista), UDS, SDS, Osservatorio Antimilitarizzazione.

18.00 Laboratorio di Pratiche dialogiche

19.30 Performance: Amore bruciante

20:00 cena

21:00 StandUp : Comici miei + Laura Pusceddu

22:30 musica live LeFranco Band


DOMENICA 26 MAGGIO

11.00 Presentazione libro: Attraverso il cancello e ritorno. Le avventure di Annina di Luchadora

11.30 Sessione aperta di psicodramma

12.00 Presentazione libro con Lavinia Hanay Raja di Ippolita: Allo scoperto. Politiche e piaceri ambientali in tempi postumani di Stacy Alaimo

13.30 Pranzo

14.00 Coro – Canaglie Pezzenti

14.30 Tavolo: E noi come stiamo? Lotta e benessere nei luoghi di lavoro con GKN, SiCobas, Mi Riconosci, Biblioprecari, Esaurit3 dal lavoro sociale, Chi si cura di te?

16.30 Tavolo: Nella tempesta: clima, salute e territorio con GKN, Forlì Città Aperta, Pietro Sarasso (Radio Black-out – Ri-congiunzioni, Val di Susa), Linda Maggiori (giornalista freelance e attivista ambientale), Giovanni Scotto (Laboratorio Forma Mentis), Michele Lapini (fotogiornalista), Ultima Generazione

18:30 Plenaria finale

19.00 “Fragile” – la crisi climatica oltre l’evento estremo – fotografie di Michele Lapini
+ presentazione del libro Guida stupefacente: autoregolazione e riduzione dei rischi da sostanza con Tobia D’Onofrio e Massimo Lorenzani.

+ aperitivo

  • Durante i due giorni sarà allestita l’esposizione “Toccano uno toccano tutti” di SiCobas e ci saranno i banchetti della libreria L’ornitorinco, Sensibili alle Foglie, Faida Acquifera e Luchadora

    >> SCORRI IN BASSO PER PIU’ INFO SULLE PERSONE INVITATE <<

INFO SULLE PERSONE E REALTA’ INVITATE

Tavolo istituzioni

Collettivo ArtaudIl collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, nato nel 2005,
si propone come gruppo sociale che, costruendo occasioni
di confronto e di dialogo, vuole sostenere le persone maggiormente
colpite dal pregiudizio psichiatrico. Il nostro impegno consiste, innanzitutto,
nell’osservazione e nell’analisi del ruolo sempre più ingombrante che la
psichiatria si vede riconoscere all’interno della società, ponendo
particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali
essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente. Forniamo
inoltre consigli legali e informazioni sui diritti delle persone soggette
al pregiudizio psichiatrico con una linea tel. dedicata oltre ad uno sportello
di ascolto presso la nostra sede e nelle assemblee settimanali.

antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org
Nicola ValentinoNicola Valentino cura l’Archivio di scritture scrizioni e arte ir-ritata di Sensibili alle foglie, che custodisce opere di persone costrette in istituzioni totali che ricorrono alla creatività per resistere all’istituzionalizzazione. Ha pubblicato sulla condizione carceraria e sull’ergastolo. Ha coordinato cantieri di socioanalisi narrativa interni ad istituzioni psichiatriche e sanitarie.
Vito D’AnzaPsichiatra, Direttore del DSM di Pistoia. Consulta Nazionale Salute Mentale
Caterina PesceSi è laureata all’univeristà di Siena e ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi storici, geografici e antropologici presso ll’Università degli studi di Padova. Attualmente è insegnante di sostegno nella scuola secondaria di II grado. Autrice del saggio “Pratiche di liberazione. Il manicomio di Arezzo negli anni di Agostino Pirella (1971-1978)
Emanuela BavazzanoPsicologa psicoterapeuta, vicepresidente di Medicina Democratica, è stata docente e ricercatrice, oggi specialista ambulatoriale. Il suo impegno, nei movimenti e nei servizi sociosanitari, è orientato al riconoscimento dei diritti delle persone fragili perché le prassi terapeutiche si collochino dentro etiche e condivise traiettorie di Cura.

Tavolo carcere

Collettivo ArtaudIl collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud, nato nel 2005,
si propone come gruppo sociale che, costruendo occasioni
di confronto e di dialogo, vuole sostenere le persone maggiormente
colpite dal pregiudizio psichiatrico. Il nostro impegno consiste, innanzitutto,
nell’osservazione e nell’analisi del ruolo sempre più ingombrante che la
psichiatria si vede riconoscere all’interno della società, ponendo
particolare attenzione alle modalità e ai meccanismi attraverso i quali
essa si espande sempre più capillarmente e trasversalmente. Forniamo
inoltre consigli legali e informazioni sui diritti delle persone soggette
al pregiudizio psichiatrico con una linea tel. dedicata oltre ad uno sportello
di ascolto presso la nostra sede e nelle assemblee settimanali.

Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
via San Lorenzo 38, 56100 Pisa
antipsichiatriapisa@inventati.org
www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669
rete NoCPRLa rete Mai più Lager – No ai CPR è stata fondata su iniziativa di diverse realtà antirazziste del territorio nel settembre 2018, alla notizia che a Milano sarebbe stato riaperto, con il nome di CPR – Centro di Permanenza per il Rimpatrio, l’ex CIE di via Corelli 28, già luogo di trattenimento in condizioni disumane e di deportazione di persone migranti prive di permesso di soggiorno solo in quanto tali, chiuso nel 2014 dalle proteste interne ed esterne.

La rete organizza attività di(contro)informazione, sensibilizzazione e mobilitazione contro i CPR e la detenzione amministrativa più in generale e le deportazioni, quale paradigma delle politiche imperanti da decenni in materia di “sicurezza e immigrazione”, di impronta perennemente emergenziale, ispirate al razzismo istituzionale e alla repressione del diverso e del dissenso, che attentano alle libertà e ai diritti fondamentali non solo delle persone migranti, ma di tutte e tutti.

La rete ha una sezione specifica (NoCPRsalute), composta da dottor* e psicolog* e student* in tali materie, dedicata al tema della patogenicità intrinseca dei luoghi della detenzione amministrativa (bit.ly/41QiPJD); e dedica particolare attenzione ed energie ai luoghi di formazione di ogni ordine e grado. Svolge attività quotidiana di divulgazione e informazione attraverso i suoi social, dando anche eco alle notizie e alle immagini e video che arrivano a questi ultimi, o attraverso il centralino SOS CPR Naga, dai trattenuti di via Corelli.
Ha assistito l’ex senatore Gregorio de Falco in due lunghe ispezioni a sorpresa nel CPR di Milano nel 2021 e nel 2022 che hanno generato due report (“Delle pene senza delitti”: bit.ly/3zhxulw) e diversi esposti.

Ha collaborato con NAGA ODV alla redazione del dossier “Al di là di quella porta – Un anno di osservazione dal buco della serratura del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Milano”
Beppe Battaglia,Ex lungointernato, volontario penitenziario da oltre trent’anni, da una dozzina d’anni a tutt’oggi al carere di Solliccianino a Firenze.
Yasmine – LasciateciEntrareAttivista da circa 25anni. Si è occupata di denuncia della malaccoglienza dal 2011 ad oggi. Insegnante militante di italiano per stranieri da 18 anni. Operatrice sociolegale indipendente per Garibaldi 101 a napoli, LasciateCIEntrare e dossier libia su piano nazionale, in tunisia e niger, pensare migrante diritti in movimento a Roma, memoria mediterranea mem.med su piano nazionale e in tunisia. Monitora cpr,rotte e centri di accoglienza oltre che cpr e luoghi di detenzione amministrativa informale insieme ad attivisti di varia nazionalità.
collettivo SenzaNumeroll collettivo SenzaNumero si è formato circa 9 anni fa, a Roma nel 2015. Nacque un po’ casualmente a seguito di un benefit fatto per raccogliere un po’ di soldi per le spese legali di un’amica che stava subendo il meccanismo repressivo della psichiatria. Quell’evento fu molto partecipato e, ragionando collettivamente, ci rendemmo conto che la questione della psichiatrizzazione era un argomento che toccava ( più o meno direttamente) molte persone.
La scienza psichiatrica, dalla sua nascita, è sempre andata a braccetto con il potere, medicalizzando i comportamenti ritenuti, di volta in volta a seconda della cultura dominante, “moralmente anomali”. Normalità, conformismo, adattamento, adeguamento, convenzionalismo, aspettative, cultura omologante…parole d’ordine per un “quieto” vivere all’interno di recinti sociali.

Tavolo scuola

Giuseppe D’AmbrosioLaureato in Filosofia e Scienze pedagogiche, è insegnante liceale, saggista e cultore della materia-tutor presso l’Università Bicocca di Milano.
Tra le sue pubblicazioni: “Spazio delle mie brame. Riflessioni sul potere, lo spazio e l’educazione diffusa.” (Mimesis, 2023).
Sebastiano OrtuInsegnante di lettere e di sostegno nelle scuole superiori. È coautore, con B.Beneforti e R. Niccolai, del volume A lungo andare in cui racconta un’esperienza didattica delle migrazioni svolta con gli alunni di alcune scuole della provincia di Pisa. È membro attivo del Cesp (Centro studi per la scuola pubblica) per il quale da anni svolge attività seminariali sulle tematiche della didattica e dei diritti degli studenti disabili, per un approccio critico alla legislazione sui cosiddetti “bisogni educativi speciali”. Fa parte del collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e dell’Osservatorio antimilitarizzazione della scuola
Ludovico UdsFa parte dell’esecutivo nazionale dell’Unione degli Studenti.
L’Unione degli Studenti è un’organizzazione di ispirazione sindacale che nasce nel 1994 e organizza student3 da tutta Italia in difesa dei loro diritti.
Ho iniziato a fare il sindacato studentesco a Milano alle superiori, dove contemporaneamente ho iniziato a fare rappresentanza studentesca.
Studio filosofia e insieme all’organizzazione di cui faccio parte mi occupo di trasformare giorno per giorno la scuola in un luogo capace di educare alla critica del mondo in cui viviamo per poterlo migliorare collettivamente.
Jasmine SdsJasmine fa parte del coordinamento di collettivi universitari Studenti di Sinistra di Firenze. Studenti di Sinistra è la rete dei collettivi dell’Ateneo fiorentino, un’organizzazione politica attiva dal 1991, completamente indipendente da partiti e associazioni. Questo significa che, a differenza di altre liste universitarie, non abbiamo nessun finanziamento o aiuto economico alle spalle e dobbiamo cavarcela da solə nelle nostre iniziative. Vuol dire anche che quello che facciamo lo facciamo perché pensiamo sia giusto farlo, non come ‘gavetta’ per arrivare più in alto o per favorire questo o quell’altro partito o sindacato. Come te, siamo studentə che quotidianamente attraversano gli spazi dell’Università, delle biblioteche e delle mense; in sede, fuori sede e pendolari; matricole, in procinto di laurearsi o a metà del proprio percorso. Ciò che condividiamo è la volontà di incidere sulla realtà in cui viviamo, a partire dal mondo dell’istruzione, per arrivare ad una società più equa, libera e consapevole. Siamo dislocatə in tutti i plessi UniFi, ed è principalmente in questi luoghi che svolgiamo le nostre attività, secondo i nostri principi fondamentali; inclusività, auto-organizzazione, anti-fascismo, anti-capitalismo, anti-sessismo.

Presentazioni libri

Sabina Marianelli
e Alessandra marianelli
aka Luchadora
Attraverso il cancello e ritorno

Testi di Sabina Marianelli
Illustrazioni di Alessandra marianelli

“Le cose complicate diventano facili quando qualcuno ce le spiega in modo semplice (…). In questo libro testo ed immagini si incontrano con una familiarità straordinaria, non a caso le due autrici sono due sorelle, la minore (Alessandra) ha curato l’illustrazione ossia il pre verbale l’aspetto immediato, la maggiore (Sabina) ha curato il testo, l’elaborazione e la spiegazione.”
Fabiana Manco. https://www.luchadora.it/ https://www.instagram.com/luchadora_visualartist/?hl=en
IppolitaIppolita è un gruppo di ricerca indipendente che si occupa di filosofia della tecnologia e percorsi di formazione critica sul digitale con un taglio libertario, transfemminista e intersezionale. Ha scritto numerosi saggi tra cui Open non è free (2005) e Tecnologie del dominio (2019), da qualche anno cura alcune collane di libri per Mimesis e Meltemi editore.

Tavolo lavoro

Mi riconosciL’associazione Mi Riconosci? dal 2015 si impegna strenuamente per ottenere maggiore riconoscimento e dignità per chi lavora nel settore culturale. Con articoli, inchieste, denunce, ci dedichiamo quotidianamente all’informazione e alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Al contempo lavoriamo anche a proposte concrete per il rilancio del nostro settore, costruite negli anni attraverso dibattiti pubblici e il confronto costante con le professionalità del mondo della cultura. LINK: https://www.miriconosci.it/
Sarah Caudiero (Si Cobas)Sarah Caudiero da 5 anni sindacalista nel sindacalismo di base. Dal 2018 è impegnata tra Prato e Firenze nell’organizzazione delle lotte e gli scioperi di lavoratori e lavoratrici nel settore Tessile e in quello della logistica. Insieme ai lavoratori del distretto tessile pratese ha fondato la campagna 8×5, contro il super sfruttamento nelle filiere della moda. Il movimento 8×5 , attraverso scioperi e lunghi presidio davanti ai cancelli delle fabbriche, ha iniziato a riscattare le condizioni di vita e di lavoro centinaia di operai provenienti dal sud globale prima costretti a turni massacranti, lavoro nero e abusi.
BiblioprecariCollettivo Biblioprecari attivi dal 2020 di lavoratori e lavoratrici esternalizzati delle biblioteche e dell’archivio storico del Comune di Firenze
Lavoratori Ex GKNIl 9 luglio 2021 dopo aver ricevuto una mail di licenziamneto che lasciava a casa più di 450 famiglie, abbiamo varcato i cancelli della ex GKN Driveline di Campi Bisenzio, lasciandoli aperti a chiunque volesse inserirsi in quel varco, dandoci la possibilità di iniziare insieme un nuovo percorso
Collettivo Tocca Uno Tocca Tutti presenta la mostra “Arte e lotte operaie”ToccaUnoToccaTutti è un progetto di artisti, persone del mondo dell’arte e teorici di varie discipline, nato nel 2021, a sostegno del movimento 8×5. Operai che lavorano più di 12 ore la settimana per 7 giorni con contratti offensivi di ogni dignità, sottoposti al ricatto del permesso di soggiorno. In risposta il silenzio assordante delle istituzioni, forze politiche, sindacati confederali.
Chi si Cura di TeChi si Cura di Te ha l’obiettivo di dar voce e promuovere i
diritti dei giovani professionisti e delle giovani professioniste della
salute, mantenendo un approccio generale e di sistema, che mira al
miglioramento del Servizio Sanitario e della formazione medica e alla
tutela del diritto alla salute. Ha altresì l’obiettivo di
coinvolgere la cittadinanza tutta promuovendo una corretta
informazione e il dibattito pubblico sui temi della salute. SITO: https://chisicuradite.wordpress.com/
Assemblea Operatorx_socialx_esauritxSiamo professionistǝ del terzo settore sul territorio fiorentino. Lavoriamo nel sociale provenendo da vari e differenti percorsi formativi. Natǝ da aperitivi di sfogo post-lavoro, dove sono venute fuori domande e frustrazioni tipiche delle condizioni lavorative del sociale, abbiamo deciso di incontrarci, conoscerci e formarci su diritti e tutele che ci riguardano

Per una rete internazionale delle lotte

Il 24 marzo abbiamo dato vita a un incontro internazionale che ha visto diverse organizzazioni politiche, persone e membri di comunità provenienti da diverse parti del mondo riunirsi e condividere esperienze e riflessioni su cosa significhi prendersi cura delle persone e delle comunità in contesti di guerra, conflitti e violenza politica.

Vogliamo ringraziare tutt* per lo sforzo, la generosità e il tempo che hanno dedicato a questo progetto collettivo e internazionale: Fikret Çalağan della Ata Soyer Sağlık ve Politika Okulu, Davide Grasso, Ian Parker e Luke Manzarpour della Red Clinic, Samah Jabr dalla Palestina, Mariela Rodriguez da Cuba, Graciela Painelaf dal Wallmapu, il Comité Cerezo dal Messico, Pedro Madero e Beto Paredes della comunità di Santa Maria Ostula di Michoacán.

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Cent’anni di Basaglia

L’11 Marzo 1924 nasceva Franco Basaglia.

È impossibile ricordare quello che Basaglia è stato in poche righe ed è ancora più difficile sapendo che di Basaglia, di Gorizia, di Trieste e della legge 180 si parla sempre meno, dentro e fuori la psichiatria.

L’opera basagliana è scarsamente letta e studiata, a volte relegata a una dimensione storica che ne svilisce l’estrema attualità. Nonostante questa consapevolezza, osserviamo nascere un nuovo interesse verso i testi di Basaglia e delle persone che hanno lavorato con lui, a partire da sua moglie Franca Ongaro. Diversi libri – come “Morire di Classe”, ma non solo – sono stati recentemente riscoperti e ripubblicati e ci auguriamo sia un rinascimento basagliano.

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Il nostro intervento per il corteo dell’8 marzo

Siamo la Brigata Basaglia, un collettivo che si occupa di salute mentale, in una prospettiva politica, femminista e comunitaria.

💜🔥 Siamo qui per dire, urlare, che l’8 marzo è un giorno di lotta contro il sistema patriarcale che ci vuole ammalare, contro un sistema violento e sessista.
Rivendichiamo il diritto a vivere in una società la cui politica deve mettere al centro la tutela della salute mentale, fisica e sociale, di tutte, tutti e tuttu. Quale principio universale.

E oggi ci arrabbiamo perché riconosciamo che in questo sistema sono le donne, persone non binarie, trans, omosessuali, migranti e economicamente fragili a rimetterci “la testa” e il corpo.

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24.03: Prendersi cura del mondo, attraversare la catastrofe

Pratiche di salute mentale in zone di conflitto, crisi e violenza politica

Siamo felici di invitarvi a partecipare a un momento di confronto tra realtà che in diverse parti del mondo si occupano di salute mentale in territori di conflitto, guerra e violenza politica.

L’incontro è aperto e si terrà online. È prevista traduzione simultanea in inglese, turco e spagnolo.

PER ISCRIVERTI E RICEVERE IL LINK: scrivi a brigatabasagliamilano@gmail.com
Oppure COMPILA IL FORM.

PROGRAMMA

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Appunti su trauma e violenza nel conflitto palestinese-israeliano

Di fronte a dolore e macerie, riconoscimento dell’Altrə, responsabilizzazione e azione collettiva

Alessandra Sanguinetti, Separation wall. Abu Dis, Israel. 2004. © Alessandra Sanguinetti | Magnum Photos
Alessandra Sanguinetti, Separation wall. Abu Dis, Israel. 2004. © Alessandra Sanguinetti | Magnum Photos

In questi giorni, attonitɜ e impotenti, stiamo assistendo a un massacro in tempo reale, in diretta mediatica. L’uccisione di migliaia di persone intrappolate nella Striscia di Gaza, con bombardamenti massicci, anche al fosforo bianco. Un popolo lasciato senza acqua e cibo, senza elettricità e medicinali. Gli attacchi indiscriminati anche in Cisgiordania da parte dell’esercito e dei coloni israeliani. Un attacco che lascia intendere una volontà di sterminio e di annientamento della popolazione palestinese disumanizzata e resa nemica, con una retorica criminale e islamofoba che sovrappone gli abitanti di Gaza con il terrorismo di matrice islamica. Definirla una guerra è scorretto, dato che non si stanno affrontando due eserciti nazionali, ma siamo di fronte a un esercito rifornito di ogni tecnologia e armamento che sta attaccando un territorio privo di uno Stato autonomo e densamente popolato, distruggendo ospedali, campi profughi, scuole piene di civili indifesi con la scusa di colpire una organizzazione terroristica.

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Samah Jabr: Il trauma collettivo del popolo palestinese

Samah Jabr è la presidente dell’Unità di Salute Mentale del Ministero della Salute palestinese. Il suo lavoro e il suo attivismo mettono in luce come l’occupazione israeliana sia un intreccio di un problema politico e di questioni legate alla salute mentale. L’intervento di Samah Jabr al nostro festival Contatto: pratiche di resistenza e liberazione, svoltosi lo scorso maggio presso la Cascina Torchiera, ci fornisce uno scorcio del trauma collettivo e generazionale dell’occupazione israeliana, della resistenza palestinese nell’organizzare i propri servizi di salute e dell’importanza della solidarietà internazionale nel creare reti di complicità e supporto. In un contesto globale in cui le istituzioni accademiche e mediatiche silenziano e ricattano le voci dissidenti, abbiamo ritenuto imprescindibile riportare le parole di Jabr, le quali ci aiutano a capire gli eventi delle ultime settimane a Gaza come parte di un genocidio iniziato nel 1948 e che chiedono la liberazione della Palestina.

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Oltre i muri. Sugli attacchi al popolo curdo e palestinese di queste ore

“L’occupazione israeliana non è soltanto una questione politica, è anche un problema di salute mentale. L’ingiustizia, le umiliazioni quotidiane e i traumi, di cui ciascun palestinese fa esperienza, feriscono ripetutamente la psiche individuale e collettiva del mio popolo” scrive Samah Jabr in ‘Da Dietro i fronti. Cronache di una psichiatra psicoterapeuta palestinese sotto occupazione’.
In queste ore si stanno verificando degli attacchi militari pesantissimi da parte di Turchia e Israele contro la popolazione di due terre da sempre martoriate perché oggetto di interessi economici e coloniali, il Rojava (la parte del Kurdistan nella Siria del nord ovest) e la Palestina.

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