Ippolita

Contro il disciplinamento algoritmico. Sabotaggio epistemico e neurodiversità guerrigliere

In che modo il pensiero algoritmico diventa un pensiero normalizzante?

Nei social la verificabilità empirica che rende tutto misurabile (come se la nostra cognizione fosse un calcolatore, la nostra vita emotiva un’azienda) appiattisce la pluralità epistemica attraverso il sistema di ricompense, il gigantismo globalista della condivisione, il desiderio di accumulo.

La disciplina algoritimica ci modifica attraverso l’introiezione di una regola che è tanto fisica quanto psichica. Il comportamento che diventa norma sociale infatti, non è solo consuetudine, ma incarnandosi in corpi fisici ci neuro-normalizza. Crea schemi cognitivi ai quali facciamo riferimento in modo sia culturale che profondamente emotivo e “fisico”.

Dal punto di vista critico e politico, le forme di azione che si sottraggono al pensiero algoritmico chiamano in causa la neurodiversità.

Per disinnescare i meccanismi tecnocratici, fare attrito negli ingranaggi della sussunzione algoritmica, occorre ripensarci ai margini da punto di vista cognitivo. In questo seguiamo bell hooks: è il margine – questo spazio difficile, ma necessario – il luogo di apertura radicale in cui immaginare pratiche di liberazione collettive.

Ippolita è un gruppo di ricerca indipendente e interdisciplinare che si occupa di filosofia della tecnica. Tra le maggiori pubblicazioni internazionali: Nell’acquario di Facebook, Il lato oscuro di Google, Anime Elettriche. Oltre ai percorsi di formazione critica sulle tecnologie alla Naba di Milano, Ippolita guida la collezione di libri Culture Radicali per l’editore Meltemi.

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