JIN JIYAN AZADȊ: una rivoluzione che supera i confini e chiama alla solidarietà internazionale

Defend Rojava!

Quanto sta accadendo in queste settimane in Siria e nella zona dell’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est (DANEES) non è un episodio isolato, né un conflitto tra fazioni rivali situato lontano da noi e che, quindi, non ci riguarda, al contrario ci chiama ad assumerci una responsabilità. È uno scontro che concerne visioni differenti del mondo e che risulterà decisivo per il futuro del Medio Oriente e per gli equilibri mondiali.
L’offensiva lanciata dalle forze armate di Damasco, sotto la guida del governo di transizione dell’ex leader qaedista Ahmed al-Sharaa (alias al-Jolani), HTS e forze affiliate provenienti da formazioni jihadiste e salafite supportate dalla Turchia, minaccia direttamente l’esperienza dell’Amministrazione Autonoma, il progetto politico nato dalla rivoluzione del Rojava.
Negli ultimi giorni si sono consumati scontri durissimi lungo tutta la linea di contatto tra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e le bande miliziane del governo di Damasco.
Un’escalation preceduta da attacchi militari, bombardamenti indiscriminati, torture e uccisioni di civili nei quartieri a maggioranza curda in Aleppo.
È stata annunciata un’intesa in più punti che prevede la cessione di territori chiave e delle infrastrutture più strategiche al governo di Damasco, con l’integrazione individuale dei combattenti delle SDF nel nuovo esercito nazionale. Nonostante un cessate il fuoco annunciato giorni fa, la violenza è proseguita, con combattimenti attorno a Haseke e Kobanê, che in queste ore si trova isolata e sotto assedio.
Questo difficile equilibrio si svolge mentre attori esterni come Turchia, USA, Israele e alleati regionali ricalibrano ruoli e alleanze, e mentre crescono le preoccupazioni per i diritti delle popolazioni curde e delle minoranze presenti nella regione tra cui siriaci assiri, armeni, turkmeni, circassi e ceceni, oltre a comunità religiose come cristiani ed êzîdî.

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Nessuna giustizia, nessuna pace: dal trauma all’azione collettiva. Una lettura psicoanalitica del conflitto

Foto scattata a Santiago de Chile durante l’ Estallido social, marzo 2020


di Francesca Daidone C.

“Dobbiamo prendere i problemi di salute mentale oggi così diffusi e convertirli da una condizione di medicalizzazione a un antagonismo reale; i disordini affettivi sono forme di scontento acquisito, e questa disaffezione può e deve essere indirizzata altrove, verso fuori, verso la sua vera causa: il Capitale.”
(Mark Fisher, Realismo Capitalista)

Parlare di pace oggi è doloroso e difficile.
Cercherò di farlo in modo coerente nella mia duplice veste di psicoanalista e persona impegnata politicamente.
Non posso pensare la pace senza considerare insieme la dimensione inconscia, quella sociale e quella politica.
E credo che, per uscire dalla violenza che ci attraversa in questi tempi molto difficili, serva prendere parola con più coraggio e sia necessario un coinvolgimento personale più profondo e attivo da parte di tutte e tutti noi.


Cos’è la pace? Quanto stride questa parola oggi? Quando pensiamo alla parola pace, ci viene naturale figurarcela come assenza di guerra, un luogo ideale in cui si possa vivere in armonia e in cui non esistano conflitti e violenza.
Ma se proviamo a guardare la pace dal punto di vista psicoanalitico, la prospettiva cambia radicalmente. La psicoanalisi ci insegna che il conflitto di per sé non è una malattia da guarire, né una parentesi eccezionale della vita, ma la condizione stessa che struttura l’individuo e la società.

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Marco Cavallo libera tutt*

Pubblichiamo qui di seguito l’intervento della Brigata BASAGLIA
letto al corteo di Marco Cavallo libera tutt* per l’abbattimento dei CPR e contro la detenzione amministrativa, del 20 settembre 2025

Buongiorno a tutt*, siamo la Brigata Basaglia, un collettivo che si occupa di salute mentale con un approccio basagliano, radicale e conflittuale, e vorremmo condividere alcune riflessioni sui CPR.

La prima, su cui si fonda ogni nostra pratica e azione, è la convinzione che i CPR siano gli eredi dei manicomi, con cui condividono gli obiettivi di abuso, tortura, deumanizzazione delle persone rinchiuse.

Come per i manicomi 47 anni fa, non esiste nessun altro destino possibile per i CPR se non essere riconosciuti come istituzioni totali, luoghi di segregazione e controllo, lager inammissibili nella nostra società che, per questo motivo, devono essere immediatamente chiusi e mai più riaperti.

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Contatto 2025 – Pavia

Dal 23 al 25 maggio 2025 torna Contatto, il Festival della Brigata Basaglia, giunto alla sua quarta edizione. Quest’anno ci ritroveremo dal 23 al 25 maggio a Pavia e a ospitarci sarà RadioAut per tre giornate di laboratori, discussioni, incontri, arte, musica, lotta.
In più, due serate in Cascina Torchiera a Milano il 22 e il 26 maggio.

Non vediamo l’ora di vederci!

Un sentito ringraziamento per la splendida locandina, opera della talentuosissima @maddi_artpilot

Radio Aut è in via Faruffini 4, Pavia. – INGRESSO CON TESSERA ARCI.
Cascina Torchiera è in Piazzale del Cimitero Maggiore, Milano.

PROGRAMMA

GIOVEDÌ 22 MAGGIOpresso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano

19.00 – Voci della resistenza da Abya Yala. Popoli originari dell’America Latina in lotta per l’autodeterminazione comunitaria e contro gli Stati coloniali con Graciela Painelaf, Wallmapu, Lawentuchefe del lof Nahuelpan, guaritrice tradizionale Mapuche con conoscenze sulle piante e su altre forze ed energie della natura che aiutano a ripristinare l’equilibrio perduto; Heriberto Paredes, giornalista indipendente che accompagna la comunità di Santa María Ostula, situata nello stato messicano di Michoacán; Red Internacional en defensa del Pueblo Mapuche.

VENERDI’ 23 MAGGIOpresso RadioAut, Pavia

17.00 – Introduzione al festival

17.30-19.00 – TAVOLO: Pavia fa malissimo, cronache di una città che muore e di chi lotta per tenerla in vita con ARCI Radio Aut, Collettivo Thawra, Polisportiva Popolare Pavese, Associazione Karama, 

19.00-20.00 – Presentazione della mostra fotografica Una Mattina a Jenin di Alessia Galli e Michela Chimenti

19.30-21.30 – Proiezione del docufilm Corpi Docili (‘56) prodotto all’interno del laboratorio teatrale Uomini Senza Barriere nella Casa circondariale Torre del Gallo di Pavia. A seguire dibattito aperto con Stefania Grossi, curatrice del laboratorio.

19.00-22.00 Cena popolare

21.30- 00.00 – TECHNOLINEA CHIAMA (deneb B2B Giacomo Bellezza) – djset Hypnotic & Deep Techno

SABATO 24 MAGGIOpresso RadioAut, Pavia

10.00 – Colazione consapevole 

11.00-12.30 – TAVOLO: Gli ambulatori popolari: pratiche di cura dal basso per una salute collettiva con Ambulatorio Popolare Roma Est, Villa Medusa Casa del Popolo (Napoli), Clinica Popolare Azadì (Padova), AmbulatoriAME (Milano), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste).

11.30 -12.30 – Laboratorio-gioco per scrivere senza prenderci troppo sul serio! a cura di Versi Scatenati

12.30 – 14.00 – Pranzo resistente 

14.00-15.30 – TAVOLO: La città che esclude: criminalizzazione del dissenso e repressione territoriale con Quarticciolo Ribelle (Roma), Laboratorio Politico Iskra (Napoli), Cripsy (Padova), Comitato Free Gino, Smash Repression.

16.00-17.30 – TAVOLO: CPR, istituzioni totali. Nuove frontiere del movimento anti istituzionale con Rete NoCPR, Lorenzo Figoni, NAGA e Gabriele Cammarata

17.30-19.00 – Accedere a se stessx a cura di Ippolita – a partire dal libro Hacking del sé 


19.00-20.00 – Haiku senza Haiku, presentazione del progetto e letture a cura di Versi Scatenati

19.30-21.30 – Cena rivoluzionaria

21:30-23:00 Con poco tatto – stand up comedy con Laura Pusceddu, Gianluca Bolsieri, Marco Moretti, SPECIAL GUEST Le Recensioni non richieste

23.00-00.00 – Esco di rado, live acustico con Errico Canta Male 

DOMENICA 25 MAGGIO

10.00 – Colazione consapevole 

10.30-11.30 – Frittelle contro il DDL

10.30-12.30 – Global Palestine Kite Day: laboratorio di costruzione aquiloni per Gaza

10.30-12.30 – Laboratorio di Progetto PASSI – sessione di movimento dinamico, simbolico, collettivo: uno spazio di connessione e cura attraverso il gruppo e il piacere del movimento. 

11.00-12.30 – Presentazione del libro Socialmente pericoloso, storia di un ergastolo bianco di Luigi Gallini con il Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud

12.30-14.30 – Pranzo resistente 

14.30-16.00 – TAVOLO: Quando l’impossibile diventa possibile: buone pratiche in salute mentale con Annamaria Accetta (Pratiche dialogiche), Giovanni Rossi (Club SPDC No Restraints), Paolo Cozzaglio (Uditori di voci), Scuola popolare Alice e operatori del CSM di Gorizia (Trieste) e Idee in Circolo (Modena). 

14.30-16.00 – Presentazione libro Rompere il gioco di Fabrizio Acanfora

16.30-18.00 – TAVOLO: Scuola – Come stiamo? Come resistiamo? con Asilo Pirata Autogestito Soprasotto (Milano), Collettivo Assenze Ingiustificate (Brescia), Rete Educare alle Differenze, Assemblea Precaria Universitaria (Milano), Giuseppe Dambrosio (filosofo e pedagogista), UDS.

16.30-18.00 – Presentazione zine: Gestione delle crisi, costruzione di una zona silenziosa e pratiche di mutuo aiuto con Neuroqueer

18.30 – Plenaria finale

La mostra fotografica Una mattina a Jenin sarà visitabile per tutta la durata del festival

Negli spazi del festival troverai banchetti di: magliette e autoproduzioni Brigata Basaglia, selezione di testi della Libreria Antigone, casa editrice indipendente Agenzia X, Rapazebù (neurodivergente in fissa coi filati) e IUCU Pavia: ridai vita ai tuoi libri. 

Pasti vegetariani e vegani.

PRENOTA IL TUO POSTO PER I LABORATORI SCRIVENDO A:

IG @brigatabasagliapavia MAIL basaglia.pavia@gmail.com

LUNEDI’ 26 MAGGIO — presso Cascina Torchiera senz’acqua, Milano

19.30 • cena popolare e Tavolo su salute mentale e uso di sostanze (inviti in aggiornamento)

Il Galeone in tempesta

Condividiamo con profonda tristezza e rabbia il comunicato di Casa Galeone. Un luogo ricco di storia e affetti e che ci ha ospitato più volte. Un luogo libero e in ascolto, dove come Brigata Basaglia abbiamo potuto condividere riflessioni e punti di vista insieme alle nostre compagne e compagni della rete antipsichiatrica.

Questo sfratto-sfregio è l’ennesima conferma (di cui non avevamo bisogno) di quanto infame e insensato sia il modo di vedere e vivere il mondo di chi ha voluto a tutti i costi la fine di questa esperienza. L’ennesima misera vittoria di un modello basato su questa logica prepotente, che mercifica la vita e calpesta la dignità altrui, condannando il tessuto sociale all’ulteriore inaridimento e il suolo agricolo all’ennesima desertificazione predatoria, nel tentativo di cancellare ogni forma di cura.
In un mondo così distorto, è sempre chi opprime a dettare legge, mentre chi resiste viene sfrattato.

Auguriamo alle nostre compagne e compagni di Casa Galeone lunga vita. Non saremo silenziat* o cancellat* da questi mediocri.

La salute mentale è un diritto, non un prodotto

Negli ultimi giorni la comunità delle psicologhe e degli psicologi si è trovata a discutere su un’operazione di marketing e pubblicità da parte della piattaforma di psicologia online UnoBravo. L’oggetto del dibattito era la scelta della piattaforma di offrire due sedute gratuite a chi acquistava un prodotto di una nota marca di prodotti per l’igiene personale.

La discussione intorno a questa scelta si è fatta subito molto accesa e ha avuto una risonanza importante sia sui social che all’interno degli ordini professionali.

Come gruppo, stiamo seguendo gli sviluppi di questa vicenda e ne abbiamo discusso, cercando di trarne alcune riflessioni che ci sembrano utili per la comunità sia di operatori che di pazienti. 

Da una parte, i professionisti denunciano una mancanza di “serietà” e “decoro” in queste pratiche commerciali. Dall’altra, alcunə sottolineano come le piattaforme online abbiano risposto a un bisogno della popolazione che non viene soddisfatto né dal sistema pubblico né individualmente dai professionisti. Altrə ancora, mettono in evidenza l’importanza di abbattere lo stigma della salute mentale e come queste campagne pubblicitarie di massa possano agevolare questo processo.

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La solidarietà in azione: guarire la nostra umanità ferita attraverso una mobilitazione globale

di Samah Jabr

Il Cavallo di Jenin

A tutte e tutti i coraggiosi manifestanti, offro queste parole di lode e di incoraggiamento:
Sappiate che il popolo della Palestina vi guarda, legge i vostri striscioni e ascolta i vostri slogan!
Commossi dalla vostra solidarietà, troviamo conforto e forza nel vostro sostegno. Le vostre azioni contribuiscono a rigenerare i nostri legami di comune umanità ferita dai regimi egemonici che perpetuano l’ingiustizia sulla Terra.
Come psichiatra palestinese, testimone della recente ondata di militanza studentesca nelle università degli Stati Uniti in solidarietà con la Palestina e osservando allo stesso tempo la reazione locale dei palestinesi, sono colpita dal profondo potenziale terapeutico insito in questi movimenti.
Mentre il popolo palestinese continua a sopportare le brutali realtà dell’occupazione, dell’apartheid e della violenza inflitta dallo Stato israeliano, il sostegno inflessibile dei giovani militanti del mondo intero è un soffio di vita che allevia il nostro strangolamento sotto un’oppressione israeliana senza precedenti.
La censura delle critiche contro il sionismo e lo Stato israeliano gestita come misura di sicurezza all’interno delle università americane è una manifestazione inquietante del silenziamento sistemico delle voci pro-giustizia e pro-palestinesi.
Di fronte a questa repressione, le azioni coraggiose degli studenti e delle studentesse della
Columbia che hanno eretto delle tende nel campus e chiesto il disinvestimento dalle imprese che beneficiano delle attività israeliane sono degli atti audaci di sfida. Malgrado gli arresti e le misure di repressione prese dagli amministratori dell’università, la loro resilienza ha innescato manifestazioni simili in tutto il Paese e all’estero, dove i governi si allineano alle politiche israeliane.
In questo contesto, la solidarietà degli studenti degli Stati Uniti verso i palestinesi non è soltanto una posizione politica, ma un imperativo morale, etico.
Si tratta di un rifiuto importante della complicità storica dei governi e dei media americani nel loro sostegno all’occupazione israeliana e alla sua violenza contro il popolo palestinese.
L’ingenuità, la passività, l’apatia e l’insensibilità dei comuni cittadini hanno da sempre contribuito alla nostra tragedia nazionale allo stesso modo della malvagità e perversità dei leader dei regimi colonialisti. Ma solidarizzando con i palestinesi questi studenti e queste studentesse sfidano la narrazione dell’oppressore e propongono una contro-narrazione fatta di empatia, di giustizia e di umanità.
Grazie alle loro energie, il loro idealismo, la loro empatia e la loro sete di giustizia, questi studenti e studentesse, i giovani in generale, hanno il potenziale per costituire una bussola morale per qualsiasi nazione.
Il loro attivismo per la Palestina riflette un impegno per i valori universali dei diritti dell’uomo, della dignità e dell’uguaglianza. Inoltre, la loro volontà di sfidare le strutture di potere esistenti testimonia una profonda comprensione dell’interconnessione delle lotte globali contro l’ingiustizia.
Non si insisterà mai abbastanza sugli effetti terapeutici della solidarietà internazionale per i
palestinesi. Per un popolo che ha sopportato decenni di sfollamento forzato, espropriazione e violenza, la consapevolezza di non essere solo nella sua lotta è fonte di conforto e di
incoraggiamento.
Questo riafferma la nostra umanità di fronte alla disumanizzazione e offre un barlume di speranza per un futuro libero dall’oppressione.

Come psichiatra, io credo nel potere curativo della solidarietà. I suoi benefici sono reciproci,
arricchendo sia chi dà sia chi riceve.
Solidarizzando con i palestinesi gli studenti e le studentesse universitari e gli attivisti non soltanto difendono la giustizia, ma si impegnano allo stesso tempo in una guarigione collettiva dal senso di colpa e dall’impotenza legate al trauma vicario [inteso come esposizione indiretta a un evento traumatico che colpisce altri.
Le loro azioni incarnano i principi di empatia, di compassione e di riconoscimento che sono
essenziali per la costruzione di un mondo più giusto e pacifico. Spero che la loro solidarietà
continui a svilupparsi, al di là delle frontiere e delle barriere, fino al giorno in cui la Palestina sarà libera e la giustizia sarà realizzata per tutti.

30 aprile 2024, pubblicato su www.chroniquepalestine.com in inglese e in francese
Trad. it. dal fr. di Maria Rita Prette (Sensibili alle foglie).

Milano-Cortina 2026 – Dalla montagna alla città Olimpiadi insostenibili

milano cortina 2026 dalla montagna alla città olimpiadi insostenibili
corteo 10 febbraio piazzale lodi milano ore 15

Tante persone e realtà politiche si sono incontrate a Piano Terra il 20 gennaio a Milano, per prendere parte all’assemblea indetta da C.I.O. (Comitato Insostenibili Olimpiadi). Un confronto in cui si è lanciata pubblicamente la mobilitazione contro la devastazione ambientale e lo spreco di denaro pubblico che le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 comporteranno per i nostri territori montani. Devastazione ambientale che toccherà anche la città con ulteriore cementificazione e aumento dei costi per tutt3 l3 abitanti delle città coinvolte.


In un momento storico in cui la crisi climatica è arrivata probabilmente a un punto di non ritorno, in cui l’esigenza impellente è quella di trovare un equilibrio e una convivenza armonica con il mondo e nella natura, l’ottusità e i diktat neoliberisti del profitto per pochi e ad ogni costo ci portano a distruggere ancora, ancora e ancora per cosa? Una pista da bob? Autostrade e strade totalmente inutili? Impianti sciistici quando sappiamo che stiamo affrontando una crisi climatica che ci asseterà e desertificherà? Ormai da anni numerosi studi, ricerche scientifiche e analisi politiche stanno insistendo nel dimostrare e affermare che dobbiamo tenerci stretti i nostri alberi, i nostri ambienti naturali, e anzi dovremmo piantare milioni di alberi nelle nostre città per abbassare le temperature sempre più alte. E invece che cosa si fa? Gli alberi li tagliamo per fare spazio al cemento.
Vogliamo fermare amministratori, governi, multinazionali e aziende dal fare questi scempi e rovinarci la vita?


Un primo appuntamento nazionale e ampio sarà il 10 febbraio a Milano (la città esemplare del peggio modello di autodistruzione).

10.2 | h15 piazza Lodi | Corteo: dalla montagna alla città, Olimpiadi insostenibili

Appunti su trauma e violenza nel conflitto palestinese-israeliano

Di fronte a dolore e macerie, riconoscimento dell’Altrə, responsabilizzazione e azione collettiva

Alessandra Sanguinetti, Separation wall. Abu Dis, Israel. 2004. © Alessandra Sanguinetti | Magnum Photos
Alessandra Sanguinetti, Separation wall. Abu Dis, Israel. 2004. © Alessandra Sanguinetti | Magnum Photos

In questi giorni, attonitɜ e impotenti, stiamo assistendo a un massacro in tempo reale, in diretta mediatica. L’uccisione di migliaia di persone intrappolate nella Striscia di Gaza, con bombardamenti massicci, anche al fosforo bianco. Un popolo lasciato senza acqua e cibo, senza elettricità e medicinali. Gli attacchi indiscriminati anche in Cisgiordania da parte dell’esercito e dei coloni israeliani. Un attacco che lascia intendere una volontà di sterminio e di annientamento della popolazione palestinese disumanizzata e resa nemica, con una retorica criminale e islamofoba che sovrappone gli abitanti di Gaza con il terrorismo di matrice islamica. Definirla una guerra è scorretto, dato che non si stanno affrontando due eserciti nazionali, ma siamo di fronte a un esercito rifornito di ogni tecnologia e armamento che sta attaccando un territorio privo di uno Stato autonomo e densamente popolato, distruggendo ospedali, campi profughi, scuole piene di civili indifesi con la scusa di colpire una organizzazione terroristica.

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Samah Jabr: testimoniare durante il genocidio

Riceviamo dal collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud e condividiamo la lettera della psichiatra palestinese Samah Jabr

“Signore e signori:

ogni mattina ci svegliamo con un’altra immagine orribile proveniente da Gaza. Oggi vediamo il video di un carro armato israeliano che investe avanti e indietro il cadavere di un civile palestinese.

Rispettato pubblico: Sono una consulente psichiatra, con una lunga esperienza con i professionisti della salute mentale a Gaza.  Ma non sono qui per parlarvi dell’impatto inimmaginabile di un genocidio sulla salute mentale dei palestinesi, né per romanticizzare il Sumud palestinese. Sono qui per avvertirvi dell’imminente collasso del nostro senso di comune umanità. In quanto palestinese priva di cittadinanza e alle prese con un livello di violenza israeliana senza precedenti a Gerusalemme e in Cisgiordania,faccio appello ai vostri principi universali di esseri umani affinché ci aiutino a denunciare la straziante realtà che si sta svolgendo a Gaza, un luogo che sta venendo segnato da uno dei capitoli più bui della storia. Le implacabili atrocità commesse di ora in ora a Gaza sono una macchia sulla coscienza dell’umanità, lasciando un segno indelebile sulla nostra capacità di relazionarci l’un l’altro come esseri umani.

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