Aderiamo alla chiamata dell’Assemblea Antipsichiatrica per sviluppare
insieme un momento di convergenza per la salute, indirizzato ai collettivi e alle organizzazioni che lottano per migliorare le condizioni di vita e il benessere delle comunità in un contesto di welfare sempre più degradato e degradante.

Il 13 e 14 ottobre 2022 si terrà a Roma l’incontro internazionale promosso dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in cui si presenterà il World Mental Health Report. Il documento, con un linguaggio e un approccio genericamente orientato ai diritti umani, propone di superare le istituzioni totali, localizzare le politiche di assistenza a livello di comunità, promuovere sensibilizzazione e prevenzione per abbattere lo stigma.



L’OMS afferma che “non c’è salute senza salute mentale”, tuttavia le sue dichiarazioni di principio resteranno anche questa volta vuote astrazioni senza un movimento reale che affermi la centralità dei diritti sociali e civili, metta al centro la lotta alle disuguaglianze e contrasti il progressivo impoverimento dei servizi sanitari pubblici e lo sfruttamento che dilaga nei lavori di cura formali, informali, esternalizzati e invisibilizzati. Oggi noi diciamo “non c’è salute mentale senza salute pubblica, comunitaria, universale”.


Salute pubblica perché il modello sanitario privato che delega i servizi di cura al terzo settore non funziona. La salute così diventa un prodotto da vendere sul mercato la cui priorità è il profitto. Il valore della salute individuale e collettiva deve tornare al centro delle pratiche pubbliche in quanto bene comune e deve poter essere accessibile alle comunità tutte. Va ribaltata la logica che lega il valore degli individui alla loro produttività economica, contrastando l’esclusione sociale.


Salute comunitaria perché il modello sanitario dello stato neoliberale promuove relazioni di cura individuali e assistenziali basate sulla dipendenza, la repressione del disagio e la cronicizzazione. Va ribadito il diritto collettivo alle cure gratuite previo consenso informato, senza coercizione né ricatti e, insieme, vanno ribaltate le pessime condizioni in cui si lavora all’interno dei settori sanitari, sociali e assistenziali, dove i continui tagli alle risorse economiche rendono sempre più difficile garantire il “prendersi cura” della persona, e ancora di più se si tratta di salute mentale. Inoltre, mai come negli ultimi anni abbiamo percepito la salute come interdipendenza tra corpi, condizioni sociali, psicologiche e ambientali. La nostra salute dipende da quella
delle comunità che ci circondano e dei territori che abitiamo.

Salute universale perché il diritto a curarsi deve prescindere davvero dal genere, dallo status legale, dalla nazionalità, dalla disponibilità economica e dall’inquadramento professionale.


● Non c’è salute senza diritti sindacali, senza ambienti sicuri dove lavorare, sia nelle fabbriche e nelle aziende, sia negli spazi domestici, nelle cooperative e nelle associazioni.


● Non c’è salute senza il diritto allo studio e senza scuola e università pubbliche, laiche e accessibili. I luoghi dell’apprendimento devono essere liberati dalla logica neoliberista della performance che, fin dai primissimi anni, prepara e inquadra i e le studenti a un futuro di sfruttamento e competitività nei luoghi di lavoro. Non c’è salute senza maggiori risorse
all’istruzione, alla stabilizzazione e alla formazione del personale docente.


● Non c’è salute senza educazione alla sessualità, all’affettività e al contrasto della violenza di e del genere. Non c’è salute senza il diritto effettivo all’aborto, il sostegno globale alla gestazione e l’accesso gratuito e informato a percorsi di transizione (e carriere Alias) svincolati da diagnosi o intervento chirurgico (medico).


● Non c’è salute senza il diritto alla casa e senza giustizia ambientale, senza spazi pubblici ricreativi e senza accesso a beni comuni come una dieta completa, l’acqua potabile e l’aria pulita.


● Non c’è salute nei CPR dove vengono detenute le persone migranti, nelle carceri, negli SPDC, nei reparti psichiatrici a porte chiuse, nella contenzione meccanica degli utenti, nella riduzione del disagio a un tema di sicurezza o farmacologico, nell’intervento della polizia in casi di crisi di salute mentale.


● Non c’è salute senza una socialità fuori dagli algoritmi neuronormativi delle piattaforme commerciali che annullano le complessità, segmentano le identità rendendole merci e inducono a misurare e disciplinare ogni esperienza emotiva e cognitiva.


● Non c’è salute senza l’abbattimento delle barriere fisiche, percettive e sociali che discriminano di fatto le persone con disabilità. Non c’è salute senza lotta all’abilismo.


● Non c’è salute senza politiche antiproibizioniste e per la riduzione del danno; senza la cessazione immediata della criminalizzazione nei confronti di chi consuma sostanze

● Non c’è salute senza abolizione dello stigma psichiatrico e il conseguente isolamento a cui sono relegate le persone a cui vengono diagnosticati tali disturbi; senza l’eliminazione, attraverso istruzione e informazione, della paura e della superstizione che classificano queste persone come pericolose ed inguaribili; senza lasciare loro la libertà di costruirsi un’esistenza autonoma che sia inclusa e attiva nella società.



La salute che vogliamo costruire si basa sulla partecipazione delle comunità oppresse, impoverite, razzializzate e il sostegno alle sperimentazioni e alle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica e del sociale; si basa sulle proposte di chi ha usufruito, è sopravvissuto, ha attraversato o ha rifiutato i servizi di salute mentale; si basa sull’esperienza delle persone neurodivergenti e con disabilità, disoccupate, precarie, che studiano e lavorano. La salute che vogliamo costruire si basa su percorsi di solidarietà, autogestione e mutualismo dal basso capaci di ripensare, allargare e potenziare il servizio pubblico.


Per queste ragioni invitiamo i collettivi, le associazioni, le cooperative e le organizzazioni che a vario titolo lottano per migliorare le condizioni di vita e il benessere delle comunità a convergere e partecipare al presidio chiamato dall’Assemblea Antipsichiatrica per giovedì 13 ottobre alle ore 11 in piazza Risorgimento a Roma.